Doina Ruști

Zogru

Zogru - Doina Ruști
Descontexto Editore, Santiago de Chile, 2018 (spagnolo)
Zogru - Doina Ruști
Sétatér Kulturális Egyesület Editore, Budapest, 2014 (ungherese)
Zogru - Doina Ruști
Polirom Editore, 2013 (rumeno)
Zogru - Doina Ruști
Bonanno Editore, Rome, 2010 (italiano)
Zogru - Doina Ruști
Balkani Editore, Sofia, 2008 (bulgaro)
Zogru - Doina Ruști
Polirom Editore, 2006 (rumeno)

Anche nel delirio di un sistema che delira, percependo - è sempre Eliade a parlare - «un messaggio nello scorrere amorfo delle cose e nel flusso monotono dei fatti storici». Perché può anche succedere che la letteratura riscatti, ciò che la storia e la vita hanno inesorabilmente condannato. Ed è esattamente questo che fa Doina Rusti in Zogru, ottimamente curato da Roberto Merlo ancora per Bonanno (pp. 240, euro 18). Zogro è un immortale, un «uomo che non sa morire», creatura «emersa dal ventre caldo della terra, un giorno di primavera della settimana Santa del 1460». Da allora, Zogru percorre il flusso della storia, entra nel corpo degli uomini, né condivide le passioni, tesse col suo trasmigrare un filo comune tra le individualità che abita. Apre a quello del mito, lo spazio altrimenti angusto della storia. Accede a quella temporalità altra del fantastico che, in fondo, non è se non un riportare all'umano il demone dialtrimenti infausto con la terra. In special modo se quella terra ha nome Romania.

Il romanzo, il cui titolo originale è Lizoanca a 11 anni, è stato insignito del premio dell’Accademia Romena nel 2009 e sta per essere ridotto in un film. La traduzione in tedesco (Horlemann Verlag, Berlin, 2013), è entrata nel circuito delle biblioteche pubbliche del paese dove Lisoanca è considerato un “libro sconvolgente sulla violenza contro i bambini”, scritto “in uno stile raffinato e pieno di sfumature” (Martina Freier). D’altronde, in Italia, Libero lo paragona a La peste di Camus.

In un villaggio nei pressi di Bucarest, ai giorni nostri, una vera e propria isteria si scatena quando la gente viene a sapere che Lisoanca, una ragazza di 11 anni, è malata di sifilide. Quando vengono alla luce anche altri casi, la bambina viene accusata di aver contagiato tutto il villaggio. Poco a poco la stampa, le autorità, i genitori e la gente comune comincia a richiedere la punizione di Lisoanca, diventata ormai il nemico pubblico numero 1. Scontrosa e indipendente, con una voce da vecchio rospo, Lisoanca riesce ad imporre la propria pesonalità sugli adulti.

La sua storia viene a collegarsi con altri casi, piccoli o grandi segreti della comunità. Un anello antico scoperto negli anni ’40, scene sensuali di un’estate degli anni ’70, dei cartoni animati russi, l’irragionevole cattiveria di un adolescente ed altri fatti accaduti alla fine degli anni ’80 – tutto porta verso una sola persona: lo zio Petrache. Non c’è quasi nessun personaggio che non abbia conosciuto almeno un episodio in cui quest’uomo fosse coinvolto. E tutti questi fatti avvenuti tempo prima sono in stretto legame con la storia di Lisoanca.

Il Giornale letterario, 18 12 2013