Doina Ruști

Critici

Un’ironica e seducente storia, ambientata in una città magicamente contraddittoria.

Com’è’strano l’amore a Bucarest a quarant’anni e al tempo dei social network. Lo racconta una delle scrittrici rumene più apprezzate, che affida a un piccolo omino rosso il comppito del condurre la protagonista in un improbabile Paese delle Meraviglie virtuale. Un’ironica e seducente storia, ambientata in una città magicamente contraddittoria.

È la stessa Doina Ruști che l'ha creato, o forse l'ha incontrato in un momento di allucinata inspirazione, a descrivere meglio di qualsiasi critico l'effetto que fa L'omino rosso.

Il romanzo della rumena Doina Ruști, il primo di cinque, pubblicato come libro d'esordio di colei che sarebbe diventata scrittrice tra le più celebrate della Romania post-comunista, si legge con esultanza. Con la testa que risuona di esclamativi e gli angoli delle labbra che tremano di una risatina difficile da trattenere. Stupefacente è il fuocco di fila di trovate di espressioni pungenti e fulminanti que l'autrice escogita per descrivere situazioni e stati d'animo della sua protagonista.

Il romanzo, il cui titolo originale è Lizoanca a 11 anni, è stato insignito del premio dell’Accademia Romena nel 2009 e sta per essere ridotto in un film. La traduzione in tedesco (Horlemann Verlag, Berlin, 2013), è entrata nel circuito delle biblioteche pubbliche del paese dove Lisoanca è considerato un “libro sconvolgente sulla violenza contro i bambini”, scritto “in uno stile raffinato e pieno di sfumature” (Martina Freier). D’altronde, in Italia, Libero lo paragona a La peste di Camus.

In un villaggio nei pressi di Bucarest, ai giorni nostri, una vera e propria isteria si scatena quando la gente viene a sapere che Lisoanca, una ragazza di 11 anni, è malata di sifilide. Quando vengono alla luce anche altri casi, la bambina viene accusata di aver contagiato tutto il villaggio. Poco a poco la stampa, le autorità, i genitori e la gente comune comincia a richiedere la punizione di Lisoanca, diventata ormai il nemico pubblico numero 1. Scontrosa e indipendente, con una voce da vecchio rospo, Lisoanca riesce ad imporre la propria pesonalità sugli adulti.

La sua storia viene a collegarsi con altri casi, piccoli o grandi segreti della comunità. Un anello antico scoperto negli anni ’40, scene sensuali di un’estate degli anni ’70, dei cartoni animati russi, l’irragionevole cattiveria di un adolescente ed altri fatti accaduti alla fine degli anni ’80 – tutto porta verso una sola persona: lo zio Petrache. Non c’è quasi nessun personaggio che non abbia conosciuto almeno un episodio in cui quest’uomo fosse coinvolto. E tutti questi fatti avvenuti tempo prima sono in stretto legame con la storia di Lisoanca.

Anche nel delirio di un sistema che delira, percependo - è sempre Eliade a parlare - «un messaggio nello scorrere amorfo delle cose e nel flusso monotono dei fatti storici». Perché può anche succedere che la letteratura riscatti, ciò che la storia e la vita hanno inesorabilmente condannato. Ed è esattamente questo che fa Doina Rusti in Zogru, ottimamente curato da Roberto Merlo ancora per Bonanno. Zogro è un immortale, un «uomo che non sa morire», creatura «emersa dal ventre caldo della terra, un giorno di primavera della settimana Santa del 1460». Da allora, Zogru percorre il flusso della storia, entra nel corpo degli uomini, né condivide le passioni, tesse col suo trasmigrare un filo comune tra le individualità che abita. Apre a quello del mito, lo spazio altrimenti angusto della storia. Accede a quella temporalità altra del fantastico che, in fondo, non è se non un riportare all'umano il demone dialtrimenti infausto con la terra. In special modo se quella terra ha nome Romania.

Reputo che Lizoanca a 11 anni sia uno dei romanzi più significativi dell'attuale panorama letterario rumeno. L'intelligenza narrativa, la fluidità dell'azione, l'incessante e sorprendente espressività del testo, la concisione, la pregnanza dei personaggi, la precisione dei gesti che caratterizzano ciascun episodio (breve e preso di petto, senza introduzioni, talvolta inframmezzato da riflessioni appena schizzate dell'autrice) e il modo in cui ogni capitolo forma un tutt'uno costituiscono i tratti distintivi del romanziere che dispone dei mezzi che potrebbero far sì che i suoi futuri romanzi, dopo Il fantasma del mulino e Lizoanca, diventino importanti eventi letterari.

Il romanzo è un'intensa esperienza narrativa, scioccante e insolita, che solo una prosatrice dotata di vena epica e di forza interiore poteva offrire.